Gli esordi


Ricordo di avere trovato una copia degli Esordi, di Antonio Moresco, in una libreria di seconda mano a Roma, vicino piazza della Repubblica. Sei o sette anni fa. A quell’altezza avevo letto la seconda parte dei Canti del caos, quella pubblicata da Rizzoli, La cipolla, La santa, Lettere a nessuno, tutti stampati da Bollati Boringhieri.

Ricordo anche di non avere voluto comprare una copia della prima parte dei Canti del caos, quella uscita per i tipi della Feltrinelli, perché il cane sfocato in copertina latrava oscenamente, e ogni volta che mi dicevo: “E sia, ora prendo anche questo”, il cane mi guardava con i suoi occhi bianchi, e riusciva a dissuadermi. Dicevo tra me e me: “Se questa è la copertina, cosa mai ci troverò dentro? Ho voglia di attraversare questa cosa? Ho voglia di farmi leggere da queste pagine?”

La voglia mi venne qualche anno dopo, quando non ero più uno studente universitario. E non avevo più nessuno che mi dicesse cosa leggere, come leggerlo, con quale tipo di lenti e di occhi, entro quali termini di tempo e di spazio culturale.

Ancora sul limine: quando vidi la copertina dell’edizione Feltrinelli degli Esordi rimasi più confortato dai colori caldi, dall’immagine ancora sfocata – ma più vera e forse meno ruffiana di un cane latrante – di una costruzione che volevo vedere e leggere come un tempio in fiamme.

Adesso Antonio Moresco si è guadagnato la possibilità di una revisione di questo romanzo, pubblicata adesso dalla Mondadori. Non ancora ho comprato una copia (ho davvero letto la notizia qualche minuto fa, dal Primo amore), e credo che lascerò passare del tempo, lascerò che la polvere della cronaca di una questa riedizione si depositi a terra, prima di rileggermi queste pagine e di scriverne qualcosa di più circostanziato, e concreto.

Quando, tempo fa, iniziai a leggere la terza parte del romanzo, ad un certo punto mi fermai e mi dissi (con presunzione credo ora): “No, non penso sia ancora il caso che io finisca di leggere questa cosa. Lui ci ha messo quindici anni per scriverlo, io non posso liquidare il tutto con qualche giorno di lettura”. Poi prestai la copia a una persona, perdendo in seguito di vista copia e persona.

Lo scorso anno, a Roma, Moresco venne al Teatro Rialto Occupato per alcune rappresentazioni teatrali di suoi testi. Per paura di non trovare posto arrivai con un’ora di anticipo. Eravamo solo io e lui. Gli chiesi (senza dirgli la mia professione) se Gli esordi avevano la possibilità di una edizione economica, o di una ristampa. Mi rispose che stava rilavorando alla stesura, e che era possibile una ulteriore, definitiva pubblicazione.

In tutto questo tempo, io non ho ancora finito la lettura, Moresco continua ad esordire.

gli esordi, riedizione mondadoriana

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