Ingmar Bergman – Conversazioni private #2


Sono quindi tre i personaggi di Conversazioni private: Anna, padre Jacob (il suo confessore) e Henrik. Un giovane uomo, Tomas, incolore e in balia degli eventi, così incapace di prendere alcuna decisione da far domandare al lettore cosa abbia visto in lui Anna. Un uomo nel fiore della sua età, Henrik, che rifiuta di accettare la realtà dell’adulterio per rifiutare la possibilità che sua moglie, Anna, possa prendere decisioni per sé. E padre Jacob, la quercia cui si aggrappa, e sotto cui si ripara, Anna.

Anna è un personaggio estremamente ambiguo. Ha la consistenza della ceramica: da un lato è dura, forte, determinata nel seguire la propria passione (parola chiave che ritorna più volte nelle immagini e nella scrittura di Bergman, come demone che tutto travolge), ma dall’altro è estremamente fragile nel cedere al ricatto affettivo di Henrik, e forse anche ottusa nel non voler vedere l’atonia di Tomas.

Il qualcosa in meno, in questo romanzo, è in un dettaglio così evidente da passare quasi inosservato: nessuno dei personaggi di questo romanzo evolve. Anna si agita, cerca di affermarsi, riuscendosi per quasi dieci anni di relazione con Tomas, ma poi torna all’ovile. Tomas riprende i propri studi per prendere i voti, e Henrik vede la ricomposizione del quadretto familiare. Anna è come la Bovary, ma con la testa priva di fumisterie letterarie ad annebbiarle l’intelligenza e i sensi. Non c’è alcuna ironia sottesa nel suo dramma.

Padre Jacob è il sismografo che registra i movimenti del cuore di ognuno dei personaggi. Ho sempre avuto l’impressione che questo anziano personaggio rappresentasse la voce di Bergman in un romanzo che, se si fosse limitato a registrare la cronaca di una famiglia svedese dei primi anni del 900, non avrebbe detto nulla di nuovo. E del resto, Bergman aveva già usato la figura di un pastore protestante per raddensare in un solo personaggio il proprio punto di vista sulla storia che affrescava. Nel caso di Luci in inverno, tra l’altro, il nome del pastore è proprio Tomas, altro tassello di una serie di nomi che sembrano ripetersi e rincorrersi attraverso tutta la produzione del regista.

Cercherò di concludere la lettura nel terzo post.

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