Adotta una parola (almeno una, verbigrazia)


A dar retta all’Accademia della Crusca, il parlante italiano sta perdendo un buon numero di vocaboli a favore di neologismi (il più delle volte prestiti e calchi da lingue straniere) che forse hanno un uso più diffuso e condiviso, ma che forse rischiano di avere una carica semantica inferiore rispetto a quella di un sedano bollito.

A dar retta all’Accademia della Crusca, sarebbe allora il caso di adottare una parola, almeno una per carità, e impegnarsi a usarla un po’ tutto il giorno, tutti i giorni. Una misura precauzionale per far sì che la risacca dei neologismi non cancelli parole come: unnico, evangelismo, frombolatore, mangusta, quarzo, mafiosità, tifoseria (sì, mi sono meravigliato anche io nel trovare questa parola nella risma di quelle in via di estinzione), rodomontata, squinternatura…

Credo non rimanga che scegliere, che non rimanga che l’imbarazzo per la scelta di una parola in via di estinzione (estinzione non solo della parola, ma anche del referente e del concetto racchiuso in quel gruzzolo di lettere). Per non correre il rischio di cadere nell’imbarazzo di non trovare le parole per esprimersi, perché ci si è resi conto di non avere più niente da dire.

il dizionario di Tommaseo (e di Bellini)

Si può essere custodi di una parola e adottarla per un anno. Con tanto di certificazione. Basta leggere qui, se si vuole sapere come fare. Io intanto ravano e squinterno per scegliermi la parola da custodire.

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