Totem, ostensione, habeas corpus (oppure: Corpi, corpi, corpi #2)


Ma se passiamo dalle pagine agli schermi, ci rendiamo conto che i punti di dolore non sono pochi, e possiamo unirli per recuperare un’immagine di senso. Il primo corpo, un corpo-prigione, è quello di Eluana Englaro. Usato come tabula rasa (nell’accezione letterale dell’espressione) nel tentativo di scriverci una legge scelta da pochi e imposta a tutti. Un corpo al cui valore è stato posto un segno meno, riducendolo a un significante svuotato di significato.

C’è poi il corpo-ostensorio, in senso confessionale (e, per quanto mi riguarda, piuttosto medievale): quello di Padre Pio. Nell’aprile di tre anni fa è stato possibile per fedeli e curiosi osservare le spoglie e fermarsi in raccoglimento per una preghiera, una richiesta. Un corpo catalizzatore, quindi, quello del santo.

C’è, ancora, il corpo del capo. Uso il titolo di un piccolo e prezioso saggio di Marco Belpoliti perché in quelle pagine è riassunta l’enorme operazione (post-politica, post-ideologica, post-moderna e, ultimamente, forse anche post-ribolare) di Berlusconi. Uno studente del primo anno di antropologia non impiegherebbe molto a capire che Berlusconi si presenta (anche) come taumaturgo, volendolo studiare cinicamente, o come sovrano illuminato, volendo stendergli un velo di storiografia. Le strette di mano che elargisce ai cittadini che lo circondano nelle sue (ormai poche) uscite pubbliche, sono né più né meno che il classico esempio di magia contagiosa.

E del resto lo stesso Berlusconi, ingenuamente furbo, non ha aspettato un secondo per diventare ostensorio di sé nel mostrare il volto colpito, quasi due anni fa, a Milano. Rischiando davvero di perdere la vita, se il primo colpo ricevuto fosse stato solo una azione di disturbo per chissà quale altro colpo più dannoso. E per fortuna mai accaduto. Berlusconi come capro espiatorio, quindi, il suo corpo che assorbe odio e rilascia amore. (Per inciso, Berlusconi ha tutti i tratti del totem: il nickname che più lo distingue è quello di “caimano”; lui può tutto con tutte le donne del suo branco; lui è legge, e se qualche legge gli sfugge, tempestivamente il branco gli dona una legge fatta su misura; il buon funzionamento del suo corpo, inoltre, come quello di Umberto Bossi, è garanzia della tenuta della maggioranza più di ogni altro voto di scambio; i figli che si ribellano vengono espulsi come corpi estranei dal branco-partito.)

E poi il corpo di Muammar Gheddafi. Oltraggiato, insultato, non passibile di pudore né di silenzio. Come era accaduto, in misura appena inferiore, a Saddam Hussein. Il sospetto che negli ultimi istanti della sua vita, prima di essere ucciso, Gheddafi sia stato oscenamente sodomizzato non fa che rovesciare tutte le caratteristiche che lo contraddistinguevano come sovrano. In un carnevale nero che non ha reso onore alla persona che lo ha materialmente ucciso, né a chi ha guardato e riverberato quei pochi secondi in un eterno e ricorsivo istante mediatico.

Rimane un ultimo corpo. Quello di Osama Bin Laden. Curioso notare come le ragioni che sono state addotte per questo vero e proprio occultamento di cadavere, ovvero i rischi di sicurezza internazionale connessi alla presenza di un luogo fisico di sepoltura, siano poco meno che ridicoli rispetto alle conseguenze effettive che la scomparsa di Bin Laden, e la scomparsa del suo corpo, hanno infine prodotto. Bin Laden ha davvero dato tutto se stesso per la causa jihadista, e non si fatica molto a pensarlo assunto in cielo, come un vero e proprio martire.

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