Vade retro #gf12


Quest’anno sono riuscito a scordare l’abbrivio del Grande Fratello. Ma il Grande Fratello non deve essersi scordato di me.

Ieri sera (anzi, mi sbaglio: due sere fa) ero su Twitter, e nel flusso dei 140 caratteri i miei occhi hanno intercettato un commento, una breve frase con la quale non riuscivo a costruire alcuna ipotesi di senso compiuto, ornata da questa cosa: #gf12. Ho ceduto, ho fatto clic, e mi sono ritrovato l’elenco dei commenti che iniziavano a piovere sulla prima puntata della nuova edizione del Grande Fratello. (L’Italia, credo, è l’unico paese europeo nel quale il Grande Fratello continui le trasmissioni, in un gioco al ribasso che lo renderebbe anche noioso se non fosse che anche in parlamento, oggi stesso, parte della maggioranza ha dimostrato di avere imparato a dovere la lezione dell’alzare la voce, del presenzialismo offensivo e personalistico, alcuni dei tratti distintivi e delle proteine di audience che sostanziano un reality. Da anni in parlamento, ormai, non si ragiona ma si parteggia.)

Per reazione, davvero senza starci a pensare, ho scritto che per una volta ero riuscito a dimenticare questo evento, questa liturgia. E poi, improvvisamente, mi sono sentito violato nella mia privacy. Per alcuni secondi ho davvero pensato di essere osservato dal monitor del mio portatile. Ma perché?

(Continua)

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