Perm(e)a(nt)link, straniamento, vuoto


Jonathan Franzen

(Continua da qui.) Perché dimenticavo il patto di permeabilità che ogni utente necessariamente stringe con la pubblica piazza della rete. Jonathan Franzen, alcuni anni fa, ha speso parole definitive e stranianti sul concetto di privacy nel suo Come stare soli. Lo scrittore, il lettore e la cultura di massa. Un testo che merita lettura anche per altri argomenti trattati. (Ricordo ancora le considerazioni scritte sugli effetti della deprivazione sensoriale, uno degli strumenti più raffinati che siano mai stati usati per il “trattamento” dei detenuti speciali nelle prigioni USA.)

Franzen scriveva del fastidio che provava nel notare suv con i vetri oscurati e, più in generale, nell’imbattersi in persone con occhiali da sole che si voltavano per guardarlo. Per risolvere la sua posizione con un discorso diretto, Franzen si domandava: “Ma perché le persone dentro quella macchina possono vedermi, mentre io devo subire passivamente i loro sguardi?”. Stessa cosa per chi indossava gli occhiali da sole: “Perché diavolo lui può guardarmi negli occhi, e a me non è permesso?”

In linea di massima i vetri oscurati di una macchina, o i vetri a specchio di un edificio, sono stati pensati anche per proteggere la privacy di chi si trova al di qua della barriera. Eppure a pensarci bene, e Franzen deve averci pensato bene, spesso si ha subisce l’effetto opposto: chi si trova al di là di simili barriere (semantiche?) non ha la possibilità di replica. Chi difende la propria privacy finisce con l’attaccare, con l’intaccare quella altrui: io ti posso guardare, tu non puoi.

Ho avuto questa stessa sensazione, come scrivevo nel post precedente. L’ala della mania di persecuzione ha sfiorato per un attimo la mia nuca quando ho letto: #gf12. Se in democrazia si rinuncia a una quota personale di libertà a favore di un bene comune (uno che dovrebbe tutelare la quota di libertà affidata e investirla in servizi, benessere e sicurezza), nella sfera mediatica si è costretti a rinunciare spesso a una consistente fetta del proprio privato, con il rischio che il resto della torta sia poco per volta eroso.

PS: il fatto strano è che la rabbia per l’invasione che pensavo di avere subito adesso è sparita. Penso di riuscire a dimenticare il Grande Fratello, quest’anno. Penso alla possibilità che nell’eccesso di informazione sia possibile fare un po’ di vuoto, ogni tanto, e stiparci qualcosa per sé.

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