animula vagula blandula: (sovra)impressioni


La scomparsa di Andrea Zanzotto, giusto dieci giorni fa, può rappresentare una cartina al tornasole per cercare di capire, o quantomeno di inquadrare, in che modo la stampa nazionale tratti i poeti, queste strane creature. Parto dall’assunto, nemmeno tanto arbitrario, che la stampa nazionale possa essere considerata senza troppo margine di errore un po’ come la tv generalista. La gran parte delle titolazioni ha sottolineato l’impegno civile di Zanzotto, la tensione per la salvaguardia del suo paesaggio (Pieve di Soligo, il Trevigiano), la sua attività di insegnante (precario, ha azzardato qualcuno).

Ho letto e riletto gli articoli che il web passava. E fatta eccezione per alcuni contributi di Nazione Indiana, giusto per indicare un produttore on-line di contenuti non generalisti, non sono riuscito a capire perché Andrea Zanzotto ha meritato tutta questa attenzione. Non sono riuscito a capire in cosa Zanzotto si distinguesse, per fare degli esempi, da Attilio Bertolucci (padre di due registi), da Nelo Risi (fratello di un regista), da Giovanni Raboni (quello che ha pubblicato a fatica, da morto, la sua ultima raccolta di poesia con la Garzanti, perché alla Einaudi, forse, non piacevano alcuni versi dedicati all’editore), da Mario Luzi (che forse qualcun altro ricorderà come autore del testo, del recitativo, di una via crucis). Tutti poeti che pure hanno condiviso gli stessi spazi, le stesse terze pagine che dieci giorni fa sono state dedicate a Zanzotto.

Non sono riuscito a capire la specificità di questo autore, né ad avere informazioni. E il compito di un giornale dovrebbe essere quello di dare, alla fine di una lettura, più informazioni, perché si formi una opinione, per capire qualcosa in più, per avere voglia di leggere. Ecco, a me non è venuta voglia di leggere qualcosa di Zanzotto. Fortuna che qualche anno fa mi era venuta, e mi permetto di segnalare ora una raccolta di contributi critici, pubblicata per la Mondadori: Scritti sulla letteratura. Ecco, qui forse è possibile capire in che termini, e per quali ragioni, Zanzotto ha dovuto sfogliare le pagine scritte da Jacques Lacan, si può sapere qualcosa in più sulla lettura residuale che fece degli Ossi di seppia di Eugenio Montale, ci si può avvicinare alla sua lettura pedagogica di Pier Paolo Pasolini.

Segnalo questa raccolta di testi, e non una raccolta di poesia, anche perché alle volte è possibile conoscere un poeta anche leggendo cosa ha scritto di altri poeti, o narratori. E vorrei davvero che per una volta non si guardasse più il dito, ma si riuscisse a osservare la luna.

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