Una nota di Giulio Ferroni


 

I versi di Giuseppe Martella si dispongono, come rivela anche il titolo Canto, in una dispiegata volontà di canto: un canto rivolto ad un tu presente e vicino, ma nello stesso tempo sospeso tra le immagini della natura, rivelato nello sfumato disporsi delle cose, dei luoghi e degli spazi che attraversa, nella inafferrabilità del mondo.

È insomma il «ricco e strano» (con espressione che viene da lontano, su una linea che da Shakespeare conduce a Montale) del mondo esterno che sembra come superare la propria estraneità attraverso il sorriso della persona a cui si dice tu, attraverso i suoi gesti, il suo darsi presente al di là di ogni segreto, ma anche attraverso la sua identità separata, il suo appartenere ad un universo che non può totalmente coincidere con quello di chi così appassionatamente le si rivolge.

E nella Preghiera di assenza e di assedio il canto sembra divenire più tagliente, come segnato da una tensione più risolutiva, dal più forte affermarsi dell’alterità di quel tu.

Questa nota, scritta da Giulio Ferroni (ordinario di letteratura italiana presso l’Università La Sapienza) chiude la seconda edizione del Canto , disponibile sul Kindle store di Amazon, qui.

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