Altro stralcio dal “Prigione”


Il pianerottolo era ancora più buio dell’appartamento, e umido. Rimasi fermo, in ascolto. Non dovevo essermi ripreso ancora del tutto perché l’orecchio destro accennava una vibrazione e per qualche secondo ebbi paura – no, non paura, terrore – che le vertigini riprendessero il loro giro. Passò qualche minuto prima che mi decidessi a scendere lungo la tromba delle scale, appoggiando di tanto di tanto un fianco sul corrimano.

Con un po’ di fortuna scesi i quattro piani senza incontrare nessuno dei condomini. Arrivato all’androne guardai l’orologio sopra la teca degli annunci. L’una era passata da qualche minuto.

Posai la valigia e con la mano libera presi la busta, con su scritto “per le bollette”, che avevo infilato in una tasca della giacca. L’assicurai sotto la porta dell’ufficio della portinaia. Spalancai il portone, ripresi la valigia e uscii. Solo quando il portone si fu chiuso mi ricordai di non avere firmato la busta, di non avere chiuso a chiave l’appartamento.

Un secondo stralcio dalle pagine di apertura del Prigione. Quest’uomo non ha ancora un nome, non sa dove andare. Abbandona il suo appartamento per salire su un treno.

La prima parte del racconto, pubblicata da Errant Editions, è ora disponibile su Ultima Books, su questa pagina.

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