Voci – Excerptum #1


Ho benedetto questa pioggia che mi ha permesso di raggiungerti. Ho scansato la luce, ora sono qui.

Le ragazze scoppiavano di allegria durante l’uscita dal dormitorio. Volevo stendere le mie braccia, ogni volta, per poter contenere l’urto dei loro sorrisi, le spalle che portavano il poco peso della loro età, e ogni volta ero sempre più contenta di non esserne in grado. Formavano un’onda, nel venirmi incontro, che si sfaldava attorno al mio corpo. Avevo paura per le mie ragazze già da questo primo impatto. Avevo paura che i loro corpi leggeri potessero sfuggire alla mia presa. Ma ora che ti vedo, penso che le tue ali si siano posate già da allora su ognuna delle loro nuche, per riaccompagnarle verso il mio corpo. Ed ero ancora più contenta, quando vedevo questa corolla di gioia radunata tutta attorno a me.

Angelo di Dio, che sei il loro custode, illuminale e custodiscile.

La notte che mi separava dall’incontro era un buio senza aria che riempivo con la preghiera che sapevo essere l’unica adatta. Non poche notti, nella confusione dell’amore con l’amore per sé, dimenticavo di pregare per mia madre e sibilavo a denti stretti le parole che le avrebbero aiutate a superare il buio, per poterle incontrare e riabbracciare il nuovo giorno che avrebbe raggiunto la vecchia notte, prima di scansarla via.

È così nero, qui da te. Ti sei inscatolato qui dentro senza dirlo a nessuno. Non parli adesso come non parlavi allora. I tuoi occhi, che ora vedo bene, hanno qualcosa di slabbrato, di liquido. Sono intorbiditi. E forse è un bene che la pioggia ti abbia raggiunto insieme a me. Ora, se vuoi, potrai distendere le tue ali scheggiate, potrai pettinarle, e chiuderai gli occhi. Mi domandavo sempre come potessi mai tenerli aperti, questi tuoi occhi scuri e sereni, anche quando sopportavano il peso della troppa luce.

Il mio abito grigio s’imbiancava, la croce che avvolgeva il mio collo e il rosario che assicuravo ai fianchi non avevano più consistenza. Gli occhi delle mie ragazze li sorreggevano per me. E forse è così anche per te. Il peso delle ali che tira le tue spalle sa diventare più leggero, quando le apri per raggiungerci qui sotto.

Ma vedi come ancora sono stupida? E quante cose ancora mi aspetto siano fatte per me, quanto sale, quanta sapienza mi aspetto sia versata nella mia testa? Dalla luce che mi ha accolto, quando chiusi gli occhi del corpo per aprire quelli del cuore, non ancora ho imparato niente. Penso ancora che le mie braccia possano abbracciare, non riesco ad accontentarmi di quel pane che, una volta mangiato e fatto proprio, non dà più fame. Penso ancora di aver bisogno di una terra da calpestare, di un appoggio per la mia mano che trema. Penso ancora di essere qui, corpo tra i corpi. Prima ti ho visto mangiare, per un attimo ho provato nostalgia. È stato come bestemmiare.

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