Voci – Prima della sospensione


 

«Prima di questa sospensione ti ho cercato ovunque, ho infilato gli occhi oltre porte socchiuse, ho tirato via le tendine dei confessionali, ho cacciato la testa nella scatoletta del tabernacolo, in quello spazio fresco, senza tempo. Cercavo delle tracce, e pensavo che rovistare in un luogo sacro, scoperchiare un turibolo, sorprendere un prete nella indecisione sulla propria fede, che implorava un tuo soccorso, una tua discesa, mi avrebbero aiutato.»

La ragazza accarezza il testone della bambina, le rivolge uno sguardo inespressivo. L’angelo osserva gli occhi di lei, non visto, li distoglie nel momento esatto in cui la ragazza si concede un respiro profondo.

«Ricordi la chiesa vicino alla piazzetta? Ci sei mai stato? Non so se voi siete tenuti a farlo, se c’è un corso, un affiancamento, una interrogazione che stabilisca se siate adatti per questo vostro ruolo. Se questa interrogazione, poi, comprenda anche la conta delle chiese, anche quelle più minute… Qualcuno ha deciso di tirare su questa chiesa, appena quattro mura, qualche panca, un altare con le particole nella scatola d’aria senza tempo, una cupola bianca sempre fresca. Affianco all’altare, sul lato destro, c’è una statua. È una madonna che piange il proprio figlio morto, adulto. Hanno caricato questa madre con una meringa nera e viola al posto della gonna, un velo nero quasi a mezz’aria, sospeso sul capo. Gli occhi non sono rivolti al figlio adulto, ma sono rovesciati verso l’alto. Gli occhi della madre sono bianchi. Giusto due punti neri, a sporcare il suo bianco, due punte di pepe che cercano chissà cosa aldilà della cupola fresca.»

Gli occhi dell’angelo scavano l’aria.

«Ero ancora più bambina di quanto non sia ancora oggi, andavo insieme alla nonna in questo ripostiglio di anime perse. Lei si inginocchiava una prima volta davanti all’altare. Si piegava con attenzione per non affaticare troppo il ginocchio sinistro, arrugginito. Non gli faceva nemmeno toccare terra. Le sopracciglia si avvicinavano, come per ritrovarsi nel momento di raccoglimento, i lobi delle orecchie oscillavano sotto il peso bianco delle due perle. Riuscivo a scorgerle la nuca, i due fili che legavano la testa al collo. Quando mia nonna pensava di essersi raccolta a dovere, poggiava la mano destra sul candeliere, infilava una moneta, mi lasciava accendere una fiammella. La seguivo fino al primo bancone. Il nostro spostamento doveva accadere sempre con una certa importanza, perché l’aria spostata dai nostri corpi infastidiva tutte le fiammelle sulla cima delle candele, che sbuffavano, sembravano quasi scalciare, prima di riprendere a incidere il buio.»

La ragazza avvicina il corpo della bambina al collo. Il testone trova riposo sulla spalla. Con il dorso della mano libera, la ragazza si accarezza il mento. L’angelo osserva i chicchi di grandine frantumarsi sulla balaustra.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...