Dobbiamo immaginare una stanza #1


Dobbiamo immaginare una stanza, una scatola con le pareti fasciate da feltro verde scuro. Al centro di questa scatola di mattoni si trova una scrivania massiccia in legno chiaro, e cassetti con grandi maniglie di ottone lucidato. Sulla scrivania ci sono alcuni fascicoli affastellati senza alcun ordine, illuminati dalla luce capricciosa e inopportuna di una lampada liberty dallo stelo lungo e nero. Sotto la scrivania è steso un tappeto dai motivi geometrici rossi e dorati, concentrici, sul fondo di una calda campitura marrone. In corrispondenza delle quattro gambe della sedia, le fibre del tappeto sono lise e incolori. Sembrano corde.

Sulla parete più estesa, di fronte alla scrivania, ci sono due alte finestre che filtrano una luce più opaca, ma insistente, abbagliata a tratti da lontane e cupe esplosioni che gelano tutti gli oggetti presenti su questa scena.

All’interno della stanza ci sono alcune sedie disposte intorno alla scrivania, a cerchio, come se fino a qualche tempo prima delle persone si fossero guardate da vicino parlando, discutendo, per prendere infine delle decisioni importanti, andando poi via senza curarsi di rigovernare il posto.

Poi un grammofono, poggiato su un comodino addossato alla parete finestrata, un paio di piccole librerie riempite da volumi con dorsi di colore nero, grigio e verde, lisi e sfrangiati ai bordi, e un dagherrotipo che si trova sulla corta parete sinistra. Il dagherrotipo ritrae una donna con i capelli raccolti, le labbra serrate, lo sguardo indagatore, una fronte alta e un collo sottile che tradiscono delle origini nobili. Sul petto della donna ricade un sottile filo di perle.

Dietro la scrivania è seduta una giovane donna.

È un’infermiera. Abbastanza corpulenta, con la carnagione chiara, gli occhi verdi che, per ogni cupa e lontana esplosione, si animano impauriti e sorpresi di azzurro.

L’infermiera si chiama Anna, e ha un seno placido e abbondante, alto sul petto. Cerca di nasconderlo incrociandoci sopra le braccia, e stendendole poco dopo, poggiando le mani sulle ginocchia.

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