Dobbiamo immaginare una stanza #5 Anna riesce a ridere


“Il mio comportamento vi dà fastidio, vi indispone. Non so, ho fatto qualcosa che vi ha messo a disagio?”

“No, no…”

Ora è il caporale a incrociare le braccia sul petto.

“Vi faccio forse paura?”

“No!”

“Ecco, mi sembrava”.

Lo sguardo di Anna è incuriosito. Il busto si spinge in avanti, e per un attimo il caporale deve distogliere lo sguardo dal seno dell’infermiera, dirottandolo prima sulla fronte, poi sulla libreria alle spalle di lei.

“Vi sembrava cosa?”

Il caporale ritorna per la seconda volta in sé.

“Dovrei essere io a porvi delle domande. Se non vi dispiace. La situazione è piuttosto imbarazzante per me. Incresciosa, ecco”.

Anna abbassa la testa. Gli occhi si fissano sulle mani che ancora stringono le ginocchia. Il caporale alza la sedia e si allontana dalla scrivania. Accavalla le gambe. La punta dello stivale sinistro batte sul cassetto lasciato aperto.

“Volevo soltanto dire che il solo fatto di avere raggiunto così da vicino la linea del fronte… Quando mi è stato raccontato, ho subito pensato: deve essere una ragazza coraggiosa. Forse incauta, ma coraggiosa. Questo sì”.

“Vi ringrazio”.

“Non dovete ringraziarmi. Mi limito a constatare un fatto. E davvero vorrei delle risposte chiare e semplici da parte vostra. Vorrei poche parole, come quelle che avete detto proprio ora. Mi darete la possibilità di constatare altri fatti, e di svolgere il mio compito”.

Il caporale allunga il braccio sinistro. Con la mano fruga il fondo del cassetto aperto. Prende un fiammifero e lo accende passandolo con uno scatto del polso sotto il tacco dello stivale.

“Disturbo se fumo?”

“No”.

“Vi ringrazio”.

Anna vede il caporale prendere una sigaretta da un portasigarette d’argento stipato sotto la piccola catasta di incartamenti sulla scrivania. Il caporale si accorge di essere osservato. Accende la sigaretta quando il cerino è arrivato ai polpastrelli. Le fibre annerite del legno cadono sulla superficie della scrivania, senza che il caporale abbia fatto nulla per impedirlo.

“Diciamo che è un nascondiglio. Nessuno è interessato a queste carte. E per questo nessuno cercherebbe qualcosa sotto queste carte. Non vi pare?”

Anna riesce a ridere. Il caporale approfitta della distensione per inspirare con comodo un paio di boccate.

“Bene, possiamo riprendere. Vi avevo chiesto perché vi sentite a disagio. Ho questa impressione. Forse mi sbaglio, e in questo caso dovreste correggermi”.

“No, non vi sbagliate”.

“Allora. Perché vi sentite a disagio?”

Dopo qualche secondo di silenzio, Anna libera le ginocchia dalla stretta delle mani.

“Io non dovrei essere qui, in questo momento”.

Il caporale si avvicina alla ragazza.

“E dove dovreste essere, se posso saperlo?”

La mano di Anna indica una delle due finestre.

“Lì fuori. Dovrei essere lì fuori per occuparmi dei feriti, per far bollire l’acqua per sterilizzare le bende,  e per…”

Il caporale sbatte il palmo della mano destra sul tavolo. La sigaretta gli sfugge dalle dita. Senza scomporsi, l’uomo soffia via il poco di cenere caduta vicino agli incartamenti.

“Conosco le vostre mansioni. E ancora una volta mi date ragione. Prima risponderete alle mie domande, e prima potrete tornare a fare il vostro lavoro. Almeno fino a quando non avrò preso la mia decisione”.

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