Anticipazione: “Il Prigione” – Seconda parte


 

«Gh!»

«Che dici?»

«Gh!»

«E dove?»

«Gh! Gh!»

«Sotto? Sotto qui, a destra? Ma sei sicura? Ho visto bene lì, ho cercato bene prima, non ho trovato niente!»

«Gh…»

«Muoviti, forza! Lasciamo stare, andiamo via. Perdiamo tempo, non troviamo niente. Dobbiamo andare da un’altra parte!»

«Gh?»

«Sì! Da un’altra parte! Muoviti, forza! Dobbiamo riordinare tutto!»

La donna grassa smise di impartire ordini e infilò lo zuccotto marrone sulla testa, fino alla linea delle sopracciglia, con entrambe le mani. La donna più magra, più giovane, mi passò di fronte mentre mi sedevo sotto il conchiglione di plastica ondulata della pensilina.

Prima di essere assorbita dal lago di luce dell’occhio sinistro, 1’occhio abbacinato, la donna magra voltò la testa verso di me. Notai che il suo viso era privo del naso, mancavano le due piccole ali delle narici. Al loro posto non c’era niente. Solo una piccola fessura, un foro orlato di carne rossa.

L’occhio sinistro era stato il primo segnale della vertigine. Non ancora mi ci ero abituato.

 

Questa la prima cartella della seconda parte del “Prigione”, che sarà pubblicata a breve dai tipi digitali di Errant Editions. Per chi fosse interessato, la prima parte è reperibile sulla Libreria Rizzoli, qui.

A margine: il “gh” con cui la giovane donna cerca di comunicare è un (nemmeno troppo) celato riferimento al buon Gnaghi, spalla di Francesco Dellamorte, uscito più di venti anni fa dalla penna di Tiziano Sclavi. 

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