vetro


 

Cominci senza saperlo, un attimo
prima che i feriti scoprano le piaghe.
Sei l’ospite di questa imperfezione
di nudi tra le finestre dell’androne,
tra i miei occhi e l’altalena. Dopo
gli ultimi colpi i feriti ritrovano
l’esattezza dell’infezione, spengono
le luci. Siamo chiamati, c’è ancora
vetro sulle caviglie.

 

Altro vetro qui, e qui.

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