Opinioni di un self-publisher


Il Festival del Self-Publishing, ennesima creatura del team di Simplicissimus, si è concluso da meno due settimane.  Si è cercato di fare il punto sulla situazione italiana e tra gli interventi più interessanti, si può ricordare quello di Carlo Annese in merito all’avvicinamento della Mondadori (come chiamarlo diversamente?) al settore della pubblicazione digitale indie, appena inaugurato: basta fare clic qui.

stefano besiMa cosa accade realmente in Italia quando un autore decide di fare da sé? I grandi gruppi editoriali stanno ancora elaborando strategie efficaci e nel resto del mondo lo statuto, e il riconoscimento, del self-publisher ha contorni ancora estremamente sfumati. Il Tropico del libro ha stilato recentemente un ottimo elenco di esempi per diverse nazioni.

Non tanto per capire, quanto per fotografare l’attività di uno scrittore autonomo, o indipendente, ho rivolto alcune domande a Stefano Besi, che nell’ultimo anno si è affidato al digitale per “stampare” e distribuire i propri testi, non senza partire da un sito proprio.

A quando risale la scelta di pubblicare autonomamente, attraverso una piattaforma di distribuzione on-line?

Avevo appena finito l’ennesima revisione di un racconto, L’orfanotrofio, che è il primo di una raccolta di quattro. Ho calcolato che per finire gli altri tre mi sarebbe servito più di un anno. Tenerlo nel cassetto per tutto quel tempo mi dispiaceva, anche perché i racconti non hanno molto mercato nel panorama editoriale classico. Ho provato la pubblicazione digitale, e i risultati mi hanno sorpreso.

Ma c’erano stati dei tentativi presso editori cartacei? E con quali esiti?

Il primo lavoro, Fiaba sporca, aveva ricevuto apprezzamenti e critiche. Purtroppo nessuna proposta seria di pubblicazione. Ho atteso mesi su mesi per sentirmi dire, nei casi migliori, “Ci faccia leggere il suo prossimo lavoro”. Questo mi ha fatto comprendere due cose: la prima è che dovevo cambiare metodo di lavoro. Non potevo permettermi di dissipare le energie su più testi, dovevo focalizzare gli sforzi. Stesura e revisione di Fiaba sporca sono spalmate su un arco più ampio, dieci anni: se volevo fare della scrittura una professione non potevo permettermelo. La seconda cosa che ho capito è che non volevo aspettare i tempi di un editore classico.

E ti sei rivolto a un professionista per impaginare e realizzare i tuoi ebook?

Ho fatto molte prove e tentativi, ma autonomamente. Ho studiato molto e ho imparato a farlo in prima persona con l’intenzione di mantenere una qualità accettabile. L’ideale sarebbe rivolgersi a un professionista a cui affidare questo tipo di lavoro, ma non nego che l’impaginazione soddisfa anche il mio lato pignolo.

In che modo l’assenza di una redazione – che selezioni, filtri e lavori suoi tuoi testi – pesa su quello che pubblichi?

È l’anello debole di ogni autore indipendente. L’idea che si possa fare tutto da soli fa perdere di vista l’importanza di un confronto professionale, che invece è fondamentale per la qualità del testo. Ho cercato di sopperire a questa mancanza con l’aiuto di una valutazione professionale. È un investimento da fare se si crede davvero nel proprio lavoro. Lo rifarò in futuro per i prossimi lavori. Cerco anche di avere un gruppo di amici che condividono la passione per a scrittura, ma è difficile criticarsi duramente se il rapporto non è solo professionale.

Che tipo di risposte hai avuto dai tuoi lettori? Forse le loro risposte possono aiutare in un futuro intervento testuale? Come una sorta di redazione user-based, liquida?

Le risposte sono sempre stimolanti, che si tratti di critiche o di complimenti. Le uso più come motivazione che come commento tecnico, e questo per un semplice motivo: non li conosco abbastanza bene come lettori. I miei lettori fidati hanno delle caratteristiche precise e so cosa apprezzano e cosa non leggono generalmente. Conosco i loro gusti e le loro idiosincrasie e posso inquadrare le critiche. In questo modo ogni loro appunto è fondamentale e mi permette di intervenire con precisione sul testo. Questo non significa che non raccolga le perplessità dei lettori che non conosco: il testo che esce dalla mia tastiera non è mai una divinità e se più persone criticano lo stesso passaggio quantomeno c’è un problema di chiarezza. Ancora però non sono riuscito a formare una modalità di lavoro che mi permetta di avere una redazione liquida. È un concetto molto interessante, spero di svilupparlo in futuro.

Esiste una progettualità nelle tue pubblicazioni?

Sì. Ho due collane, la prima s’intitola Cronache dalla Città, e ha un’ambientazione distopica piuttosto articolata. Ho in cantiere due quadrilogie di racconti e un romanzo. La seconda collana, Brutte abitudini, raccoglie testi di narrativa contemporanea. Per ora comprende solo Fiaba sporca, ma sto ultimando la prima stesura di un secondo romanzo. La parte più difficile da realizzare di tutti miei progetti, ma che considero anche la più importante, è fare in modo che ogni storia sia autoconclusiva. Anche se più libri o racconti appartengono a uno stesso filone deve essere possibile leggerli come storie indipendenti. Direi che il lavoro non mi mancherà.

Per ritornare dalla parte del lettore: quanto incidono i social network nella tua attività di self-publisher?

Premetto che per me sono un divertimento. Se una piattaforma mi annoia smetto di usarla. Non faccio promozione continua e non ne traggo eccessiva ispirazione. Qualcuno la usa come piccola, e improvvisata, palestra di scrittura, ma non mi sentirei di sottoscrivere appieno neanche questa affermazione. Penso che il mio sia un miscuglio di vari utilizzi e curiosità. La mia speranza è che gli amici che mi seguono prima o poi si incuriosiscano e si chiedano: “Chissà come scrive”. A volte succede e da amici diventano anche lettori appassionati.

Due pregi e due difetti della piattaforma che usi per la pubblicazione e la distribuzione di ebook.

Al momento sto pubblicando su Amazon usando il servizio Kindle Direct Publishing. Tra i pregi vanno citati la grande comunità di utenti e la fetta di mercato che detengono: sono un (quasi) monopolio. I difetti risiedono più che altro nella scarsa importanza che ha a livello mondiale il mercato italiano e quindi la filiale italiana di Amazon: in America, e in altri paesi europei, il sito ha molte funzioni in più.

Quanta possibilità avrai, come autore, di risalire eventualmente la corrente e pubblicare copie cartacee dei tuoi testi?

Onestamente non la vedo in questa prospettiva. Il libro in edizione cartacea esiste ed è gestito da un servizio fantastico che stampa e spedisce a chi lo compra. Più che un limite, essere scrittore indipendente per me è una libertà. Una libertà lavorativa soprattutto: posso decidere le mie scadenze, i miei obiettivi e anche ogni aspetto della comunicazione. Non ho il sigillo di qualità di un editore cartaceo (non tutti però avrebbero lo stesso valore, ma questo è un altro discorso) e penso che la mia autorevolezza crescerà insieme al mio lavoro. Se non avessi fiducia nelle mie possibilità non scriverei.

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