‘distruzione, tu mi hai generato’


rilkepicMonaco di Baviera, settembre 1913. La Società Psicoanalitica Internazionale è al suo quarto congresso. Freud ha occasione di fare una passeggiata con Lou Andreas-Salomé e Rainer Maria Rilke. Rilke – allora aveva poco meno di trentotto anni – colpisce Freud che di lì a poco tempo, in Caducità, annota il comportamento del poeta di fronte alla meraviglia della natura e alla sensazione di perdita che ne deriva:

Qualche tempo fa, in compagnia di un taciturno amico e di un giovane poeta già ben noto, feci una passeggiata in una rigogliosa contrada estiva. Il poeta ammirava la bellezza della natura intorno a noi, ma senza gioirne. Lo turbava il pensiero che tutta quella bellezza fosse destinata a svanire, che d’inverno sarebbe scomparsa, proprio come ogni bellezza umana e tutte le belle e nobili cose che gli uomini hanno creato o potrebbero creare.

Questi sono gli anni in cui Freud sta cercando una messa in forma sull’idea di lutto, di melanconia, surfando dalla prima alla seconda topica, per approdare infine a quella pulsione di morte, cinque anni dopo, in Aldilà del principio di piacere, facendo risuonare nel nuovo assesto metapsicologico gli ultimi avvenimenti che hanno appena finito di lacerare e decimare l’Europa.

Questo episodio acquista un valore puntuale, più sottile e più acuto, se lo si legge sotto la filigrana che ne ha ricavato Elvio Fachinelli in un articolo uscito originariamente per ‘il manifesto’ nel 1989 (lo stesso anno della sua scomparsa) e riproposto due anni fa nella piccola raccolta monografica Su Freud, Adelphi. Le parole con cui Fachinelli commenta le notazioni di Freud su Rilke, come spesso capita quando l’occhio osserva nonostante gli avvenimenti e il caso, sono queste:

[Rilke] non si ribella al suo futuro, come sostiene Freud, un po’ frettolosamente, nel suo saggio. Piuttosto, la distruzione in lui è già presente, nel momento in cui contempla quella campagna fiorita; il lutto è già in lui ed è un lutto non risolvibile, perché tutte le cose che vivono vanno verso la fine, muoiono davanti ai suoi occhi ed esse sono uniche, non sostituibili, al pari dell’uomo che le guarda.

Lutto quindi come rovescio di vita; si ha già nostalgia di ciò che accade nel momento proprio perché la sua caducità può essere letta e vissuta come garanzia del suo essere prezioso. In una intervista recente, De Angelis ha interpretato la parola buio come “il risvolto segreto” della luce, non suo contrario, presente anche nelle scene di luce. Un vero e proprio dispositivo poetico nel senso letterale: dispositivo di scrittura, leva di strati di significazione; dispositivo di straniamento o, per usare un termine più consono a Freud, di Unheimliche (sì, perché lo spaesare, così come lo straniamento, permette un doloroso ma spesso efficace risveglio di percezione e coscienza).

L’intervista a De Angelis fa riferimento, tra gli altri argomenti, a Quell’andarsene nel buio dei cortili, raccolta uscita per Mondadori nel 2010, pochi anni dopo il Tema dell’addio. E in Quell’andarsene nel buio dei cortili c’è una poesia che permette di tirare, con pudore e decisione, il filo che lega e spiega la passeggiata di Freud e Rilke del 1913 e una idea di poesia, un’idea allora di mondo.

Strada dei tormenti, l’amore insiste.
Restammo vicino al passaggio a livello.
Tu perdevi i tuoi cieli. Come rispondere
all’immenso? Eravamo una frazione della voce,
sillabe disperse. Blocchi di partenza. Scacco
del respiro. L’estate affondò nell’asfalto.
Solo ora, come un grido, mi raggiunge.

Distruzione, tu mi hai generato.

Distruzione, tu mi hai generato. Ecco il filo: dal sentimento di caducità, oltre alla nostalgia, può nascere qualcosa. Anche la distruzione può essere istituita come alterità e spazio identitario, di confronto. Dal luctusdal pianto, all’inchiostro e al textus, una rete che tenta di ripristinare, riattivare, significato. Non solo individuale.

NB: queste note seguono la lettura di Sigmund Freud – L’elaborazione del lutto, a cura di Alberto Luchetti, uscito lo scorso ottobre nella collana ‘minima’ di BUR – Rizzoli.

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