una frase lunga un libro #63


Non è necessario
conoscere ogni schianto, non serve
comprenderli tutti per raccogliersi
nei polsi e incontrare
la torsione. Anche questa sera
ci chiuderà gli occhi,
li ritroveremo perfettamente conservati.

Ci sono libri che per strani motivi vengono poco raccontati, poco recensiti, libri che sembrano destinati a rimanere in disparte, a volte lo si dice di alcuni scrittori, meglio ancora se poeti, si dice “appartati”. Essere riservati, però, non significa non voler essere letti, significa solo rinunciare al presenzialismo e a non passare il tempo a mandare e-mail per ricevere un parere. Nel centro della regola di Giuseppe Martella è, con ogni probabilità, uno di questi casi.

Su Poetarum silva Gianni Montieri scrive alcune note su Nel centro della regola. Il resto del suo intervento si trova su questa pagina.

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La regola, il ramo d’oro


Giuseppe Martella con “Nel centro della regola” traccia le sue direttrici poetiche in maniera ferma e propositiva. In poesia ogni parola scritta si paga, ogni frase, ogni frammento vengono scritti per una motivazione primaria e personale; sta a noi riuscire a creare qualcosa che vada oltre noi stessi, che sia “poesia”, rumore di noi. Martella paga i debiti alle “ombre”, crea una voce esterna e selettiva impregnata di eventi e simbologie spinte in un centro unico, potenziato dalla sacralità dell’atto: “L’ombra riaffiora e preme su tutto,/ si prolunga, cattura le bocche di ogni chiesa,/ si riconosce in questo sterminio”. In nessuna parola di “Nel centro della regola” l’autore tace il proprio desiderio, la sua inevitabile angoscia di perseguire regole e circostanze attraverso la poesia.

Con queste parole Luca Minola ha introdotto una selezione da “Nel centro della regola” sul Golden Blog, il blog di poesia dell’Almanacco del Ramo d’Oro. La selezione dei testi è in questa pagina.

Nel centro della regola


 

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Nel centro della regola è uscito per i tipi di Giuliano Ladolfi Editore. Riporto di seguito la quarta di copertina:

Nel centro della regola è il tentativo di un ascolto. Quattro sono i movimenti che cercano di scandire questo tentativo. Il primo passo accade nel silenzio, dentro lo stupore del silenzio, quando gli occhi sanno guardare ma non studiano ancora. Nel secondo passo, l’occhio ha imparato a conoscere il buio, e vede affiorare da un paesaggio tenue, altre volte urbano e metallico, qualcosa, forse una presenza, una persona. Con il terzo passo la presenza della persona, dell’alterità, impone una domanda. E la domanda diventa uno spavento.

Il quarto e ultimo passo è un approdo incerto dentro un dialogo. L’occhio si zittisce, inizia il vero ascolto. Quest’ultimo passo, intitolato sequenza del ritorno, è un recitativo, una raccolta di frammenti recitativi attraverso i quali la parola continua a cercare, fino a quando non abbia più nulla da nascondere.

Molti dei testi che compongono la raccolta sono usciti su questo blog nel corso degli ultimi anni, in stesure via via sempre più diverse, irriconoscibili.

Il testo è reperibile sul sito dell’editore, su questa pagina, su IBS.

Una breve selezione della raccolta (cinque testi) è reperibile su questa pagina.